GIORGIO ORTONA

Antologia critica

Paolo Conti
Museo Macro, L'iperrealismo magico delle periferie di Ortona
in laLettura del Corriere della Sera, 4 dicembre 2016


Palazzine romane. A distesa d'occhio. Cantieri aperti. Un archetipo che si ripete in diverse dimensioni, dalla cartolina al cinemascope, e cerca parentele e similitudini in altre immagini che arrivano da Napoli, Palermo, Il Cairo, Kiev, New Delhi. Il messaggio è chiaro: tutto questo mondo (globalizzato) è ormai metropoli uguale a se stessa. La mostra Nomi, cose e città aperta al Macro Testaccio (www.museomacro.org) fino al 15 gennaio 2017 propone le opere di Giorgio Ortona, artista nato a Tripoli nel 1960, laureato in architettura ma poi allievo del pittore Antonio López García. Dalla pittura di Ortona (sotto: Cantiere, 2012) riemerge, come scrive nel suo saggio in catalogo il curatore Gabriele Simongini citando Piet Mondrian e parlando di un «sublime quotidiano inteso come fatto concreto, con tanto di struttura e di scheletro». L'artista ammette di cercare l'assoluto attraverso le forme e il suo affidarsi agli incastri geometrici di certe periferie romane lo svela con chiarezza.

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